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Sarahah privacy e condizioni di utilizzo

Sarahah è un’app che consente di lasciare commenti agli utenti mantenendo l’anonimato.

Diciamo che si tratta del fenomeno del momento, tutti la testano, tutti la provano e tutti ne parlano.

Resto basita davanti all’atteggiamento di chi utilizza l’app in questione con estrema leggerezza, quasi fosse il gioco da spiaggia dell’estate.

Sarahah non è solo un’app da scaricare, è uno strumento da studiare bene prima di decidere se scaricarla e come utilizzarla.

Ci sono aspetti di carattere giuridico, oltre che implicazioni di carattere psicologico – per i quali rimando a quanto osservato da Tiziana Capocaccia, psicologa che ha analizzato il fenomeno – da valutare attentamente.

Sarahah: ecco di cosa si tratta

La descrizione di Sarahah che viene fornita dal sito www.sarahah.com presenta l’app con queste parole “Sarahah helps you in discovering your strengths and areas for improvement by receiving honest feedback from your employees and your friends in a private manner“.

Sarahah quindi ha due diverse caratteristiche.

Da un lato ti consente di ricevere “honest feedback” e consente di inviare gli stessi in “private manner“.

  • Honest feedback

La veridicità e la genuinità del commento non vengono garantite da nessun elemento (e non vedo come potrebbero esserlo).

L’app ha lo scopo di inviare feedback veri, nessun insulto o attacco.

Non c’è però nessuno strumento che lo possa garantire e nessuna reazione nel caso di violazione di questa indicazione.

Eppure basta guardare un po’ tra i vari social network per vedere screenshoot di commenti al vetriolo che in certi casi sconfinano nell’area del “giuridicamente perseguibile”.

  • Private manner

Sarahah viene presentata come app che garantisce di mantenere anonimi i commenti.

In altre parole il destinatario non può risalire all’identità del soggetto che ha lasciato il singolo commento.

Siamo tuttavia sicuri che questo elemento sia effettivamente garantito?

Sarahah e l’anonimato

In Rete ogni utente è sempre identificabile e rintracciabile.

Ora, questa identificazione avviene attraverso l’IP, ossia l’internet protocol, l’indirizzo attraverso il quale ci si connette a internet.

Già questo dovrebbe essere sufficiente per capire che l’anonimato non esiste e quindi la promessa che viene fatta dall’app ha un senso diverso.

L’anonimato che viene “garantito” da Sarahah è un anonimato “relativo” e questo vuol dire unicamente che la persona destinataria del messaggio non vedrà il nome del mittente.

Anche su questo elemento ci sono tuttavia delle riflessioni da fare.

Nella Privacy Policy si legge testualmente “At any time you visit any website on the internet including this website, the hosting server will record your internet protocol (IP) and the date and time of your visit and the type of the browser that you use and the URL of any website which referred you to this site on the web and the website may record it for different purposes“.

L’utente quindi viene messo al corrente che la sua navigazione è rintracciabile attraverso il già menzionato IP.

Si è inoltre dato conto in alcuni articoli apparsi online di un bug che consentirebbe al destinatario di riuscire, attraverso una ricerca particolare, a risalire all’identità di chi ha inviato il messaggio.

Nulla, invece, viene detto e specificato circa la possibilità di richiedere e di ottenere l’indicazione dell’identità del mittente a fronte della commissione di reati.

In altre parole nell’ipotesi in cui attraverso l’app venissero commessi dei reati (cyberbullismo, minacce, ingiurie ecc.) non è escluso che possano essere fornite al diretto interessato le generalità dell’autore del messaggio.

Sarahah e la privacy

La privacy policy di Sarahah, consultabile cliccando sul link che si trova nella home, è alquanto scarna ed è enunciata per punti.

Viene in particolare esplicitato che non vengono raccolti dati personali e che gli stessi non sono ceduti a terzi senza il consenso dell’interessato.

Tuttavia c’è da rilevare un importante aspetto che riguarda lo sviluppatore della app.

Non si tratta di una grande società con consolidata esperienza nel settore, ma di un programmatore che ha ottenuto un grande successo grazie alla diffusione, virale, dell’applicazione.

Questo significa, riportando le parole di Jonathan Turco, partner di Klein Moynihan Turco LLP di New York, che il fatto che ci sia indicato un determinato comportamento, non è per ciò solo garanzia del rispetto di quello stesso impegno. (“Any time you submit data to a website, they can do whatever they want with it. It might not be legal, but just because the privacy policy says that your data is protected doesn’t mean that the other party has to respect their side of the agreement.”).

Un’ultima semplice osservazione.

Un antico proverbio dice “chi è causa del suo mal pianga se stesso“.

Se si posta sui social network la propria iscrizione a Sarahah con inviti come “3-2-1 scatenate l’inferno” non si tratta di non aver ben chiari i termini e le condizioni di utilizzo e la privacy policy.

I problemi, in questo caso, sono davvero di altro tipo.

2 thoughts on “Sarahah privacy e condizioni di utilizzo

    1. Grazie Silvia! Tengo tantissimo a questo progetto, spero di riuscire a fornire informazioni utili per un corretto utilizzo della Rete.

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